Il sipario cala, le luci dello stadio si spengono e il fragore inebriante del tifo lascia spazio alle riflessioni, ai bilanci, alle lacrime di gioia e a quelle di disperazione. Il campionato di Serie A 2025/2026 è ufficialmente giunto al termine, chiudendo i battenti in un pirotecnico e interminabile week-end calcistico spalmato tra venerdì 22, sabato 23 e domenica 24 maggio. È stata un'annata sorprendente, folle e a tratti spietata, che ha sovvertito in più occasioni i pronostici della vigilia e ha regalato agli appassionati un finale degno della migliore sceneggiatura cinematografica.
La trentottesima e ultima giornata non ha fatto il minimo sconto a nessuno, emettendo gli ultimi, pesantissimi verdetti che ancora mancavano all'appello: la definizione dell'intricatissima corsa ai piazzamenti per la prossima Champions League e la drammatica, tesissima lotta per non retrocedere in Serie B. Un'ultima curva affrontata a tutta velocità, dove i sogni di gloria di alcune compagini di provincia si sono concretizzati in imprese memorabili, mentre le ambizioni di club blasonati si sono sgretolate in 90 minuti sotto il peso della pressione. Tra trionfi inaspettati, cadute rovinose e persino gravi problemi di ordine pubblico, quest'ultimo atto del campionato ha racchiuso in sé tutta la viscerale essenza del calcio italiano.
L'Olimpo della Serie A: Inter Campione e Napoli solido
Prima di addentrarci nei meandri di una domenica thriller, è doveroso e giusto rendere onore a chi ha guardato tutti dall'alto verso il basso con rassicurante e meritato anticipo. L'Inter si è cucita sul petto l'ennesimo tricolore della sua storia, dominando un torneo che l'ha vista trionfare agilmente con ben 87 punti complessivi. La passerella finale dei nerazzurri è andata in scena sabato 23 maggio al Dall'Ara, in un pirotecnico e divertente 3-3 contro il Bologna che ha fatto divertire il pubblico e ha confermato l'eccezionale vena offensiva e la mentalità spregiudicata della squadra campione d'Italia. Alle spalle della schiacciasassi interista, si è piazzato un Napoli pragmatico, tecnico e continuo: superando di misura per 1-0 in casa l'Udinese nel tardo pomeriggio domenicale, i partenopei hanno blindato definitivamente il secondo posto a quota 76 punti, sebbene il passaporto per la massima competizione europea fosse già ampiamente in cassaforte da svariate settimane; a Napoli nel frattempo già si ragiona sul futuro dopo l'annunciato addio di Conte.
Il miracolo lariano: Il Como di Fàbregas nell'Europa che conta
Ma la vera, epica sorpresa di questa stagione sportiva porta senza dubbio il nome del Como. La squadra lariana, plasmata e guidata dalla sapiente e visionaria mente tattica di Cesc Fàbregas, ha compiuto un vero e proprio miracolo, centrando una storica e inimmaginabile qualificazione in Champions League. Una favola calcistica moderna che ha trovato la sua definitiva consacrazione nella sfida decisiva di domenica 24 maggio allo stadio Zini contro la Cremonese. Il Como aveva un disperato bisogno di una vittoria per respingere i disperati assalti delle grandi decadute e non ha tremato, imponendosi in trasferta con un netto e perentorio 4-1; le reti in apertura e il fondamentale rigore trasformato con freddezza da Da Cunha hanno spianato la strada, rendendo del tutto vana la provvisoria e illusoria rete dal dischetto siglata per i grigiorossi da Bonazzoli.
I 71 punti finali in classifica rappresentano il magico coronamento di un progetto tecnico brillante, basato su un'identità di gioco spumeggiante, un possesso palla qualitativo, una gestione del gruppo encomiabile e investimenti mirati della proprietà. Pensare di sentire risuonare il celebre e iconico motivetto della Champions League direttamente sulle sponde del Lago di Como il prossimo anno rappresenta uno degli eventi più affascinanti, unici e romantici del panorama calcistico continentale recente.
La Roma di Gasperini completa il quadro Champions
Ad accompagnare Inter, Napoli e Como nella nuova formula della League Phase di Champions League ci sarà, con merito, la Roma. I giallorossi, affidati quest'anno all'esperta e rigorosa guida del "Maestro" Gian Piero Gasperini, hanno saputo mantenere i nervi saldi e la condizione atletica al top nel momento clou e decisivo della stagione. Impegnati in trasferta sul difficile e storicamente ostico campo di un Hellas Verona (già però aritmeticamente condannato alla retrocessione in Serie B), i capitolini non hanno fatto il minimo sconto ai padroni di casa, archiviando la pratica con un solido e vitale 0-2. Ad apporre la firma decisiva su questo prestigioso traguardo sono stati l'olandese Donyell Malen, implacabile a rete per sbloccare la gara subito dopo aver peraltro fallito un calcio di rigore, e Stephan El Shaarawy, che ha chiuso magistralmente i conti blindando il risultato e la qualificazione. I 73 punti collezionati dalla truppa romanista testimoniano una stagione di altissimo livello agonistico, fatta di intensità e di tenuta mentale che, nei novanta minuti decisivi del Bentegodi, hanno fatto tutta la differenza del mondo consegnando loro uno strameritato terzo posto in classifica.
Psicodramma Milan: una stagione buttata in 90 minuti
Se a Como e a Roma, giustamente, si stappano bottiglie di champagne, la sponda rossonera dei Navigli sprofonda viceversa in un cupo abisso di rimpianti e di contestazioni. Il Milan, allenato in questa tormentata stagione da Massimiliano Allegri, ha vissuto domenica sera un vero e proprio psicodramma sportivo dai contorni a volte tragicomici, fallendo l'accesso alla vitale e redditizia Champions League in maniera quasi incomprensibile. Davanti a un San Siro gremito in ogni ordine di posto, vestito a festa e pronto a spingere con tutto il fiato in gola il "Diavolo" verso l'obiettivo, i rossoneri sono crollati clamorosamente (1-2) contro un Cagliari ormai abbondantemente salvo, tranquillo e all'apparenza privo di particolari motivazioni.
Eppure, l'illusione ottica del successo aveva preso rapidamente forma dopo appena due minuti dal fischio d'inizio, grazie alla fulminea rete del vantaggio siglata da Saelemaekers. Sembrava il perfetto preludio a una sciolta serata di gala ma il Milan, al contrario, si è improvvisamente e inspiegabilmente sciolto come neve al sole, palesando limiti caratteriali atavici. Il pareggio cagliaritano di Borrelli al 20' ha instillato paura, terrore e insicurezza in ogni singolo portatore di palla, mentre il gol del definitivo e beffardo sorpasso sardo, firmato da Rodriguez al 12' della ripresa, ha letteralmente ammutolito e poi gelato lo stadio. I fischi assordanti e colmi di rabbia di tutto San Siro al triplice fischio hanno sancito la mesta fine di un'annata ampiamente al di sotto di qualsiasi lecita aspettativa: i rossoneri chiudono al quinto posto (70 punti) e dovranno dolorosamente accontentarsi di partecipare all'Europa League. Un epilogo che per la blasonata società e i suoi tifosi ha, senza mezzi termini, tutto il sapore amaro e aspro del fallimento tecnico e manageriale.
Juventus, un Derby nel caos e la rassegnazione europea
Il destino europeo di "consolazione" del Milan sarà sorprendentemente condiviso dalla Juventus, che archivia a quota 69 punti una stagione parimenti deludente, grigia e balbettante. Un'annata terminata con un Derby della Mole ad altissima tensione non solo sul rettangolo di gioco, ma purtroppo soprattutto al di fuori del campo. Torino-Juventus del 24 maggio verrà infatti ricordata non per le gesta tecniche, bensì per i gravi, tristi e inaccettabili problemi di ordine pubblico scoppiati nel caldo pomeriggio torinese nelle aree limitrofe allo Stadio Olimpico Grande Torino. Scontri violenti tra le due opposte fazioni ultras hanno causato il grave ferimento di un tifoso bianconero, trasportato d'urgenza in ospedale a causa di un preoccupante trauma cranico. Questo clima surreale, pesante e avvelenato, ha costretto a lungo le autorità preposte alla sicurezza a posticipare il fischio d'inizio del match di circa un'ora, portando addirittura una considerevole parte della tifoseria bianconera ad abbandonare polemicamente l'impianto prima ancora del via.
Quando finalmente, alle 21:45, il pallone ha iniziato mestamente a rotolare, le squadre hanno comunque dato vita a un 2-2 spettacolare ma infinitamente amaro ai fini della classifica. Il solito Dusan Vlahovic ha cercato in ogni modo di trascinare i compagni bianconeri siglando una splendida doppietta personale per l'iniziale doppio vantaggio, ma il leggendario orgoglio e il cuore granata del Toro sono emersi con la consueta veemenza agonistica nella ripresa: le determinanti reti in rimonta di Casadei e di Che Adams hanno fissato inesorabilmente il punteggio sul pari. Un risultato che condanna matematicamente, anche in virtù delle contemporanee vittorie dei competitors diretti, la Juventus all'Europa League, lontana anni luce dalle primissime posizioni del vertice nazionale.
La lotta salvezza: festa infinita a Lecce, lacrime a dirotto per la Cremonese
L'altro grande, vibrante e fondamentale capitolo di quest'ultima domenica di Serie A era costituito dalla drammatica corsa per restare faticosamente nella massima categoria; un vero e proprio duello a distanza, senza esclusioni di colpi, che coinvolgeva Lecce e Cremonese. Vi era infatti l'amara consapevolezza che solo una delle due compagini avrebbe evitato il rovinoso baratro per andare a fare compagnia alle già da tempo rassegnate e retrocesse Pisa e Verona. Il verdetto del campo, implacabile come sempre, ha premiato in via definitiva i coraggiosi salentini. Al Via del Mare, letteralmente trascinati dall'entusiasmo di un pubblico infuocato e passionale come pochi, i giallorossi hanno difeso la vita superando il Genoa per 1-0 in una partita agonisticamente ruvida, sporca e dominata costantemente dalla tensione nervosa. A ergersi inaspettatamente a eroe assoluto di giornata è stato il talentuoso Banda, il cui preziosissimo guizzo e il conseguente gol hanno regalato al Lecce i 38 punti definitivi e la dolcissima certezza matematica della permanenza nel paradiso del calcio italiano.
Di contro, a soli pochi chilometri di distanza da Como, a Cremona si consumava invece la tristezza sportiva più buia. Come già ampiamente raccontato e anticipato, la nettissima e pesante sconfitta casalinga (1-4) subita contro un Como travolgente, affamato e in formato europeo, ha spezzato definitivamente e con brutalità le già flebili speranze di salvezza del popolo grigiorosso. La squadra lombarda chiude tristemente terzultima con appena 34 punti all'attivo nel carniere, pagando a carissimo prezzo l'incapacità cronica di trovare vittorie e punti negli scontri diretti cruciali del girone di ritorno, scivolando così, tra le lacrime del suo pubblico, nell'inferno della Serie B.
Le altre sfide e il quadro finale
Per completare in via del tutto definitiva il resoconto dei risultati maturati in questo denso fine settimana calcistico, va certamente segnalato il bel pareggio per 1-1 maturato nell'anticipo del venerdì sera tra la solida Fiorentina e la sempre insidiosa Atalanta. La squadra bergamasca conclude così il suo lungo ed estenuante campionato a quota 59 punti complessivi, un discreto bottino che le garantisce comunque l'ambito accesso alla prossima edizione della UEFA Conference League. Sabato sera, oltre all'intrattenente e spettacolare pareggio dell'Inter neo-campione d'Italia per 3-3 in quel di Bologna, si è registrata anche la vittoria di misura della Lazio sul Pisa (2-1 allo Stadio Olimpico capitolino), un successo indolore per gli sconfitti ma utile al morale dei biancocelesti, pur non potendo in alcun modo modificare i grandi e delicati equilibri dell'alta classifica. La domenica pomeriggio ha vissuto inoltre come antipasto l'impegno, libero da condizionamenti d'alta classifica, disputato tra Parma e Sassuolo.
Alcune considerazioni finali
Cala così definitivamente il sipario sull'annata sportiva 2025/2026. Un'edizione che, statene certi, verrà tramandata agli annali del giornalismo sportivo per il meraviglioso, poetico e impronosticabile trionfo del "piccolo" Como di mister Fàbregas, oggi capace di sedersi fieramente e meritatamente al lussuoso tavolo dei grandissimi d'Europa. Sarà ricordata per la noiosa, ma al contempo strabiliante solidità dell'Inter capace di alzare al cielo il suo 21° Scudetto, per la ripresa tecnica di un Napoli gagliardo e di una Roma gasperiniana al bacio, ma indubbiamente anche per le rovinose e disastrose cadute di colossi storici come Milan e Juventus.
Entrambe le big storiche settentrionali, brutalmente tradite dalla pressione psicologica nei momenti maggiormente determinanti della rincorsa all'Europa che conta, saranno ora chiamate a una profonda, necessaria e complessa rivoluzione tecnica, societaria e mentale durante la finestra del mercato estivo, al fine di non ripetere simili, gravissimi passi falsi. Tra le inebrianti feste e i caroselli sfrenati che imperversano nelle storiche piazze di Como, Lecce e Roma, i bilanci dirigenziali tutti da rifare sulle scrivanie di Milano e Torino, e il profondo dispiacere delle tre deluse compagini retrocesse destinate a sgomitare nell'inferno della categoria cadetta, l'intero ecosistema del calcio italiano si prende ora una meritatissima, seppur brevissima, pausa estiva.
Ci diamo tutti quanti appuntamento a metà del prossimo agosto, per tornare a sedere sugli spalti e a scrivere, rigorosamente insieme, le prime e vibranti pagine di un nuovo, appassionante e sicuramente imprevedibile capitolo del gioco più bello del mondo.
Ultimo aggiornamento: il 25/05/2026 alle 12:35.